Sur une route perdue pour Paris

Questa campagna è così rapida, sfuggevole, mentre il treno l’attraversa, diretto tra una città e l’altra, e io interrompo la mia direzione; non è più ostinata e contraria, ma sempre lungo un ritmo diverso, un ritmo del sud, un ritmo mediterraneo mentre muovo verso nord. 

E verdi appaiono i prati, verdi appaiono le colline e gli alberi, tutti placidamente uguali: dov’è la diversità, dov’è la meraviglia? Quella lasciala al sud, lasciala alla varietà dei popoli che attraversano il mare. Impavidi essi sono. Irraggiungibili. 

Verso Parigi muove questo treno, non ode il ronzio dei campi e le grida sperdute dei contadini. Eppure questi villaggi, sì simili e sì abbandonati, sono il centro di piccole culture, di piccole genialità. È lì dove è più corto il cammino.

Come i borghi sul mare, adagiati nella solitudine delle loro placide spiagge, animate dai cavalloni e dai pescatori. Guardano l’orizzonte, scorgono l’alba e il tramonto, colgono il vento e mai piangono l’assenza di nuvole, trattenuti tra un carro e una barca.

Ma Parigi. Cos’è? Qualcuno diceva che la melancolia d’un uomo non muta sui lungosenna che scorrono. Sotto quei ponti, in quelle rive, in quei quadri e ritratti parigini svelati in stradine, piazzette, boulevard e il grigiore dei tetti. 

Sembri trovarvi l’universo, la sospensione d’uno stato d’arte vestito di nuovi e vecchi colori. Affianco a chi cammini? Affianco a quali pensieri fugaci e mai svelati? Nulla ormai trema, ma tutto libra, quieto e solingo, come un passerotto adagiato su un mezzo busto che troneggia in un parco. 

I parchi, le ville i giardini. Svolazzano le rondini. Azzurro e lucente, il sorriso di quella donna. 

Su e ancora ancora più in alto, dalle guglie di una cattedrale, tra uno scroscio d’acqua e una brezza in subbuglio, senza confini. Quale percorso? Segui la mia mente, segui la mia penna. Cavalca sobbalzando tra porti sconosciuti, tra una sella e un colle, mai ermo e mai caro, o sì?

Il treno viaggia, si porta via ogni giro, ogni volteggio, ogni messaggio, figli della poesia e figli della velocità. Mai domi, mai quieti, tutto si spalanca attraverso un singolo verso. Turbinio d’idee che si condensa: è una lenza che afferra ogni gesto, ogni strada, ogni animo. Si apre, si contorce, si raggomitola tessendo un ritmo indicibile. Istanti fermi, istanti di cielo. Addio sud! Ma i suoi naviganti sempre ne odono la musica, sempre ne odono il richiamo. V

Volare, sospirare, mai dimenticare. 

Il cuore batteva, il cuore batte, sussulta, tende verso mete novelle, mete agognate, partecipi di gaudio e leggenda, un mucchio di storie e viaggi, alla rinfusa scelti e per sempre immortalati. 

Da un’estremità all’altra, vagando su rette e spirali sbocciate dal nulla e nell’eterno incastonate…
18/05/2017

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