Back to Italy

Summer’s calling

Girando lo stivale,

valicate le Alpi,

a grandi balzi

lungo strade e disperse contrade,

il continente s’abbandona.

Ti dona ebbrezza l’imminente viaggio

E quando lo concludi, t’accasci lì

sulla tua terra, sul tuo mare,

dove il sole scompare veloce e fugace

quasi si facesse rincorrere.

Tu che hai corso, traversando mille luoghi,

mille sorprese nell’incognito che giungerà

nell’oscurantismo di un presente che prepara

a presagi di radioso futuro.

Tu e lei, lei e te.

C’est la vie qui t’attire

C’est la vie qui t’embrasse

come una catena che ti lega a tutto e a niente.

A miraggi sospesi, a castelli fluttuanti, a un mistero che non è mai così vero

come le gioie e gli affetti del tuo mondo.

Nulla è alla deriva, se non il tuo spirito

che vaga piacevole nella contemplazione

del viaggio, in un raggio senza direzione.

Un ritmo di suoni, poesia e onde

Un ritmo che si diffonde tra rovi e intrighi

tra scommesse perdute e speranze sommesse.

Le tue sacre sponde,

i tuoi sacri affetti,

i tuoi affini giochi di parole imperfetti…

 

 

 

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Sur une route perdue pour Paris

Questa campagna è così rapida, sfuggevole, mentre il treno l’attraversa, diretto tra una città e l’altra, e io interrompo la mia direzione; non è più ostinata e contraria, ma sempre lungo un ritmo diverso, un ritmo del sud, un ritmo mediterraneo mentre muovo verso nord. 

E verdi appaiono i prati, verdi appaiono le colline e gli alberi, tutti placidamente uguali: dov’è la diversità, dov’è la meraviglia? Quella lasciala al sud, lasciala alla varietà dei popoli che attraversano il mare. Impavidi essi sono. Irraggiungibili. 

Verso Parigi muove questo treno, non ode il ronzio dei campi e le grida sperdute dei contadini. Eppure questi villaggi, sì simili e sì abbandonati, sono il centro di piccole culture, di piccole genialità. È lì dove è più corto il cammino.

Come i borghi sul mare, adagiati nella solitudine delle loro placide spiagge, animate dai cavalloni e dai pescatori. Guardano l’orizzonte, scorgono l’alba e il tramonto, colgono il vento e mai piangono l’assenza di nuvole, trattenuti tra un carro e una barca.

Ma Parigi. Cos’è? Qualcuno diceva che la melancolia d’un uomo non muta sui lungosenna che scorrono. Sotto quei ponti, in quelle rive, in quei quadri e ritratti parigini svelati in stradine, piazzette, boulevard e il grigiore dei tetti. 

Sembri trovarvi l’universo, la sospensione d’uno stato d’arte vestito di nuovi e vecchi colori. Affianco a chi cammini? Affianco a quali pensieri fugaci e mai svelati? Nulla ormai trema, ma tutto libra, quieto e solingo, come un passerotto adagiato su un mezzo busto che troneggia in un parco. 

I parchi, le ville i giardini. Svolazzano le rondini. Azzurro e lucente, il sorriso di quella donna. 

Su e ancora ancora più in alto, dalle guglie di una cattedrale, tra uno scroscio d’acqua e una brezza in subbuglio, senza confini. Quale percorso? Segui la mia mente, segui la mia penna. Cavalca sobbalzando tra porti sconosciuti, tra una sella e un colle, mai ermo e mai caro, o sì?

Il treno viaggia, si porta via ogni giro, ogni volteggio, ogni messaggio, figli della poesia e figli della velocità. Mai domi, mai quieti, tutto si spalanca attraverso un singolo verso. Turbinio d’idee che si condensa: è una lenza che afferra ogni gesto, ogni strada, ogni animo. Si apre, si contorce, si raggomitola tessendo un ritmo indicibile. Istanti fermi, istanti di cielo. Addio sud! Ma i suoi naviganti sempre ne odono la musica, sempre ne odono il richiamo. V

Volare, sospirare, mai dimenticare. 

Il cuore batteva, il cuore batte, sussulta, tende verso mete novelle, mete agognate, partecipi di gaudio e leggenda, un mucchio di storie e viaggi, alla rinfusa scelti e per sempre immortalati. 

Da un’estremità all’altra, vagando su rette e spirali sbocciate dal nulla e nell’eterno incastonate…
18/05/2017

Vulcano

Mio amato vulcano,

luminosissimo, fiorente, possente.

L’uomo è solo un’appendice.

Un fiume, un fuoco, un fumo, una musica.

Ti stagli come una pittura.

Volteggiante sopra quelle sane coste,

altare della ricchezza, e della disperazione.

Scuso – solitudine e maestosità.

Dipinto tra le nuvole

Nulla disprezzi, tutto sommergi –

in te potremo credere,

fucina delle nostre speranze.

Meraviglia del profondo azzurro.

L’amore è nella testa.

Volteggiare

Un sogno così Ritorna, ritorna sempre, 

Volteggia imperterrito lungo

Candide nubi squarciate 

Da pensieri che planano

Quieti

Flebili

Ma pesanti.

Macigni che sostegni 

Mai domo della lotta

Mai domo delle sfide

Degli orizzonti

Che appaiono irraggiungibili.

In quale luogo? 

In quale atmosfera 

Sprofondiamo.

Sole

Nebbia

Cime invalicabili 

E mari insolcabili

Vortice 

Volontà

Virulenza…
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